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UN ABBRACCIO MICHELA

June 5
Noemi ..wrote:
 ripasso per lasciare un saluto 
 dopo tanto tempo in questo 
 mondo incantato..
 * ederidel *
Mar. 10
Noemi ..wrote:
Nov. 4
grazie mille per i gentili complimenti, anche la musica da te scelta è molto bella!!! Ciao un saluto e una buona settimana
Oct. 13
lucia luciawrote:
Ciao!
Sono qua per informarti che da oggi puoi leggermi anche qua
 
 
dove tratto sempre di natura :)
 
un caro saluto
 
lu
Sept. 29
No namewrote:
ciao....stavo girovagando tra i boschi....e mi son trovata in un posto accogliente....complimenti per il tuo blog....vieni a visitare il mio???ti aspettoArcobaleno
Sept. 27
lucia luciawrote:
ciao...quando ho voglia di rilassarmi finisco sempre qua....un caro saluto
lu
Sept. 7
lucia luciawrote:
Photobucket
July 19
Vivianawrote:

Ti è stato assegnato il premio "ARTE Y PICO"

 

premio+arte+y+pico

 

http://arteypico.blogspot.com

 

 Regolamento per chi riceve questo premio:

1- scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio per creatività, design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua!

2- ogni premio assegnato, deve avere il nome dell'autore e il collegamento al suo blog, così che tutti lo possano visitare

3- ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome e il collegamento al blog di colui che ti ha premiato

 4- il premiato deve mostrare il collegamento con il blog “ ARTE Y PICO “ dove nasce l'iniziativa

5- pubblicare le regole

June 12
lucia luciawrote:
June 1
lucia luciawrote:
ciao....ogni tanto vengo a trovarti...
May 29
Francescowrote:
Ciao, sono finito nel tuo blog e non ho potuto fare altro che apprezzare come la vita palpita forte in certe persone al contrario di quanto ci vogliano far credere nella società di oggi...
Non sarò un anima elfica, ma vedo il ciclo delle stagioni e delle lune come una continua magia...un fiore che sboccia e una pianta che sembra insignificante ma che poi diventa imponente...tutto a partire da un semino..
MI sento molto vicino al tuo modo disentire e vedere il mondo...
Legato alla natura per dove abito e per il lavoro che andrò a fare sopo laureato, mi piacerebbe conoscere gente come te per scambiare pareri, fare anche solo  quattro ciacchiere..
Credo che in questa vita non si sia mai soli ma che si rinasca ogni volta in forma differente e senza ricordo...anche se dentro di me...e dentro molta altra gente come me qualcosa brilla...e in qualsiasi modo vada la lascerò brillare al sicuro...
Un saluto...Dyaus
May 25
lucia luciawrote:
giornata dell'amicizia!
ti lascio l'orchidea dell'amicizia!!!
May 22
CIAO FRANCESCO TI MANDO UN CARO SALUTO VANESSA
Elfi
May 19
lucia luciawrote:
ciao! bello,interessante ma soprattutto rilassante, ti lasciuo un saluto!
Ciao!!!!
lu
p.s. i funghetti sott'olio li provero certamente!
 
May 19
No namewrote:
ciao...vedendo il blog nn potevo nn lasciare una mia traccia visto ke ank'io ho da poko iniziato un blog completamente dedikato alle fate,alle loro poesie e tra un pò anke ai paesaggiSorrisocmq cosa c'è di piu "euforizzante"della natura e i suoi misteri?io ci sn stata spesso a passeggio x i boski e mi è capitato di intravedere qualkosa di luminoso che fuggiva.....
May 11
Favoloso il video che hai messo!!
Il tuo space mi piace troppo.. ogni volta che ci entro nn riesco più ad uscire... Il potre del piccolo popolo è magico..
Mar. 19
Vivianawrote:
Ciao, il tuo blog è proprio bello, per fortuna qualche anima elfica c'è ancora nel mondo ad apprezzare quell'impareggiabile tesoro che è la natura. Continua così compare elfo!  A bocca aperta
Mar. 17
antoniowrote:
si messenger ce l'ho  e lo uso quando trovo un po di tempo . Solamente che da un paio di mesi non mi funziona  bene a causa di un virus informatico. Adesso per esempio non riesco ad aprirlo , quando risolvo ti mando un messaggio qui sul tuo blog, ok?  un saluto da Antonio
Mar. 13
antoniowrote:
Ciao Francesco mi ha fatto molto piacere risentirti!  Ho visto le tue foto alla ricerca della lama biaca.certo hai trovato una giornata splendida .mi hai fatto venire la nostalgia di rivedere il Morrone, chissa! Ciao ci sentiamo!
Mar. 12
Ricambio il saluto!!!
 
 
Mar. 12
CIAO!!!!volevo contraccambiare la visita e farti taaaaaanti complimenti per il tuo bellissimo blog!!!! Molto irlandese (sarà per via degli elfi) e molto bello il pianoforte di sottofondo(ki è ?? così lo scarico pure io); mi piacerebbe visitare il parco nazionale... speriamo non lo buttino giù prima (ma vedrai ke nn accadrà!!) ciao e ancora complimenti
 p.s. passa quando vuoi a salutarmi !!!!
Mar. 8
CIAO FRANCESCO GRAZIE PER LA VISITA, VISITARE IL PARCO NAZIONALE SAREBBE IL MIO SOGNO; PURTROPPO NON E' POSSIBILE PERCHE'.
.............. TE LO DICO IN PRIVATO. UN BACIO VANESSA
Mar. 8
Ciao, un saluto anche da parte mia al tuo magico regno elfico...
Doc Flo
Mar. 4
ziggywrote:
che ficooooooooooozzzo sto blog!!!XD ci sono anche gli orsiiiiiiiiiiiiii waaaaaaaaaaaaa (>^^)>Mezzaluna addormentata<(^^<)....proprio oggi pome mi sono sparata un intero barattolod mieeeelee...Wgli orsiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!!!!!!!! byez ziggy
Mar. 4

۩۞۩.·**·.¸(¯`·.¸ *.Il Bosco e il Piccolo Popolo.* ¸.·´¯)¸.·**·.۩۞۩

...per la riscoperta delle origini, l'attaccamento alla terra e ai suoi frutti, il rispetto per tutto ciò che fa parte del mondo animale e vegetale...contro la macchina e il progresso forzato e forzoso e contro lo sfruttamento indisciplinato...

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Premio D eci e lode

June 11

...il sogno, il progetto, l'impegno... il percorso sta iniziando...

Immaginate una comunità di liberi e uguali, piccola quanto basta per rendere inutile la delega di ogni potere, e tanto grande da evitare la divisione del lavoro. Tutti sono dediti alle stesse mansioni, a turno o tutti insieme. All’alba nei campi a zappare, nel pomeriggio carpenteria e pittura. Tutti cucinano e lavano i piatti. Tutti si occupano dei bambini. Alla sera si leggono poesie e si discute di filosofia. La notte, passeggiate lungo il mare.
Il luogo è un paesaggio incantato. Una valle lunga e stretta, monti di fiaba che stringono un ruscello irruente. Sui fianchi terrazzati dei rilievi, a mezza costa, lunghe file di ulivi e viti, e folti frutteti misti a orti disordinati, vezzeggiati dal sole. Più su, boschi di pini e cerri secolari. Ma a prima vista non si distingue chiaramente dove finisce l’opera dell’uomo e dove comincia quella della natura, tanto caotiche sembrano le colture arboree curate dalla comunità. In mezzo a questo splendore di verde e di luce sorge un agglomerato abitativo che sembra uscito da un’illustrazione turistica del Tibet. 
Torri alte e strette, addossate le une alle altre come a sorreggersi per sfidare i secoli. Mura di pietra grigia e tetti rossi e neri di coppi e di ardesia. Dalle piccole finestre quadrate sventolano panni stesi al sole di cento colori, come bandiere di libertà. 
Un posto così esiste. Si chiama Torri Superiore. E sorge ai confini tra l’Italia e la Francia, vicino a Ventimiglia, cinque chilometri dal mare e tre ore di ascesa per il Monte Gran Mondo.

Vi giungo alle due del pomeriggio di una calda giornata di agosto e mi accoglie il sorriso angelico di Cristina. C’ero andato sotto la spinta di una curiosità scientifica. A Torri Superiore, infatti, si è svolto quest’anno il primo corso italiano di permacoltura. Cos’è la permacoltura? Ancora non l’ho capito bene, ma ora vi racconto quello che ho afferrato. Intanto devo subito dire che esistono due scuole di pensiero, quella di Fukuoka e quella di Mollison, e solo la seconda si chiama "permacoltura". La prima preferisce parlare di "agricoltura naturale". Di questa vi dirò innanzitutto, se non altro perché Fukuoka è stato il primo a lanciare la sovversiva idea.   

Prima parte 
L’agricoltura naturale 
Dice il saggio: "Questo metodo contraddice completamente le moderne tecniche agricole: butta tutte le conoscenze scientifiche e l’agricoltura tradizionale direttamente fuori della finestra. Con questo modo di coltivare che non usa né macchine, né alcun concime preparato e nessun prodotto chimico, è possibile ottenere una produzione uguale o superiore a quella della media azienda moderna". 
Caspita! - mi sono detto, — come è possibile? L’agricoltura precapitalistica usava molta terra, molto lavoro e poco capitale, e produceva poco e male. Poi, l’avvento del capitalismo ha portato un aumento dell’intensità d’uso del capitale (trattori, concimi chimici e antiparassitari micidiali), ottenendo in questo modo un aumento della produttività del lavoro e della terra. 
Ecco cosa ci dice la teoria economica: per ridurre l’intensità d’impiego e aumentare la produttività di un fattore produttivo, ad esempio terra o lavoro, bisogna aumentare l’intensità d’impiego di almeno un altro fattore, ad esempio il capitale. È una norma fisica, prima ancora che economica, e deriva dalla seconda legge della termodinamica. L’entropia fa sì che non si può ottenere il più dal meno. Fukuoka invece pretende proprio questo: meno lavoro, meno capitale, meno terra e, ciononostante, più prodotto. 
Come è possibile? — continuavo a chiedermi, — sta barando? La risposta che mi sembrava di aver trovato nei libri del guru giapponese era ancora più sorprendente della domanda. Non esistono solo tre fattori produttivi - terra, lavoro e capitale - ma quattro. Così, basta aumentare l’impiego del quarto fattore, per ottenere un aumento della produttività degli altri tre. 

Ma qual era il quarto fattore? E perché l’agricoltura moderna l’ignorava? 
Fukuoka era uno scienziato che aveva studiato e sperimentato in laboratori agricoli per agenzie governative giapponesi. Un giorno, stanco e deluso dal mondo, aveva mollato tutto e si era dato al bighellonaggio. Aveva continuato a vagare tra i monti e le campagne del Giappone in cerca di qualcosa che non sapeva cosa fosse. Finché ebbe una sorta d’illuminazione: "L’umanità non sa assolutamente nulla. Nessuna cosa ha valore in se stessa e ogni azione è inutile, senza senso […] ogni comprensione o sforzo umano è senza importanza" (ivi, p. 33). 
Tragica rivelazione, ma quanto liberatrice! Infatti "tutto ciò che mi aveva dominato, tutte le angosce, scomparvero come sogni e illusioni e una cosa che si potrebbe chiamare ‘natura vera’ se ne stette lì davanti rivelata" (ivi, p. 38). Allora decise di tornare al lavoro dei campi. Ma ora, non più dominato dall’hubris tecnologico, bensì alla ricerca di "un modo simpatico e naturale di coltivare che si risolvesse nel rendere il lavoro più facile invece che più duro. ‘E se si provasse a non fare questo? E si provasse a non fare quest’altro?’ […] 
Alla fine arrivai alla conclusione che non c’era alcun bisogno di arare, alcun bisogno di dare fertilizzanti, alcun bisogno di fare il composto, alcun bisogno di usare insetticidi" (ivi. P. 43). Proprio così, una rivolta contro dell’entropia! Tornò al campicello del vecchio padre e, lottando contro le sue resistenze, decise di non potare più gli alberi, non concimarli, non trattarli chimicamente, insomma, di lasciar fare la natura.
Dopo quattro anni l’agrumeto era morto. E capì che non bastava lasciar fare la natura. Bisognava prima liberarla. Secoli e secoli di agricoltura intensiva, di monocoltura, di distruzione degli insetti e dell’humus naturale del terreno, di produzione per il profitto, di concimazioni chimiche, di selezione artificiale delle specie, avevano alterato l’intima struttura della terra e la vita di ciò che vi brulica e vi vegeta sotto e sopra. La "natura vera" non esisteva più, era stata distrutta dal capitalismo. Bisognava dunque ricrearla. Si mise all’opera pazientemente. 
Sperimentò, inventò, seminò, raccolse. Successi e fallimenti si susseguirono senza apparente logica. Ma lui insistette. 
Ora non sto a farvela troppo lunga. Ma alla fine la vinse. Ottenne quello che voleva. Oggi la sua fattoria è visitata da scienziati e agrimensori di tutto il mondo. Si è sparsa la voce, e una processione di scettici si reca ogni anno a vedere questo miracolo della pratica del Mu
Fukuoka ha ricreato la ‘natura vera’. Nella sua fattoria alberi e ortaggi crescono rigogliosi e mescolati in disordine come in una foresta. La terra non viene lavorata con l’aratro. Le erbacce crescono insieme ai fagioli e ai cavoli, assistendoli nella lotta contro i parassiti. I ragni contrastano gli insetti nocivi. Le piante si sono autoselezionate e vivono in un ambiente di stabile riproduzione. Molti semi cadono naturalmente in terra e naturalmente si riproducono.
L’uomo li assiste seminando durante la raccolta. Il concime viene fornito da anatre e galline che pascolano felicemente sui campi. Libellule e farfalle, api, talpe e lombrichi, lucertole e rane, si danno tutti da fare, lavorando liberamente, per liberare l’uomo dal lavoro. Il riso, principale prodotto della fattoria, viene coltivato in alternanza con cereali invernali, in modo semplice e rilassante: si getta il seme a spaglio e si sparge la paglia. Si raccoglie usando un falcetto. Nient’altro. "Questo è l’ecosistema del campo di riso in equilibrio. Le popolazioni di piante ed insetti qui mantengono fra loro dei rapporti stabili. Non è raro che qualche malattia delle piante venga a devastare questa regione, lasciando intatti i raccolti dei miei campi" (ivi, p. 57) "Mi ci sono voluti più di trent’anni per arrivare a questa semplicità" (ivi, p. 69).

L’agricoltura naturale di Fukuoka è basata su quattro principi fondamentali:

  1. nessuna lavorazione del terreno,
  2. nessun concime chimico né composto preparato,
  3. nessun diserbo né con l’erpice né coi diserbanti
  4. nessuna dipendenza da prodotti chimici.

Ma c’è ovviamente molto di più. C’è una filosofia della vita che rifiuta di vedere nel lavoro un mezzo per la massimizzazione dei profitti, e che insiste nel veder nell’unione dell’uomo con la natura un fine valido in sé. Una filosofia della vita per cui la vita non è lotta, non è fatica, non è un mezzo, è un fine. La pratica del Mu è stata sviluppata nello zazen.
Un monaco chiese al maestro Chao-Chou (778-897) se i cani avessero la natura buddhica. Lui rispose: "Mu!" Che significa? Nulla, in entrambi i significati. La sillaba viene pronunciata interiormente negli esercizi di respirazione durante la meditazione. La dottrina sottesa viene dal taoismo, ed è una filosofia del "non fare", del "lasciar fare".
Recita una poesia dello Zenrin: Sedendo quietamente, senza far nulla, Viene la primavera, e l’erba cresce da sé. Lasciando fare l’essere che è il nulla si scopre che tutto è come deve essere. "In definitiva, il fattore più importante non è la tecnica colturale, ma piuttosto lo stato d’animo di chi coltiva" (ivi, p. 69). Dove - va da sé - non si tratta di coltivare solo la propria terra, ma la propria vita. Eccolo il quarto fattore produttivo. L’"agricoltura" naturale è una tecnica a bassa intensità di terra, di capitale e di lavoro, e ad alta intensità di Mu. Cioè, non è una tecnica, ma un modo di essere. E mi rendo conto che sarà difficile convincere i miei colleghi economisti.  


Seconda parte
Permacoltura.
Richard è un americano di origine irlandese, un omaccione flemmatico ma entusiasta, occhi blu-mare da sognatore, ricci capelli neri, rughe del sorriso intorno agli occhi e alle labbra e solchi profondi sulla fronte. È un cinquantenne, e si vede subito che deve avere fatto molte rivoluzioni e fronteggiato molte sconfitte. Immagino che sia passato per più di una comune hippy e corso le sue easy riders, nei tempi migliori. E mi sembra naturale che infine si sia placato nella filosofia della falce e rastrello, essendo partito da sogni più audaci. 
Oggi lavora, o meglio, vive, in una fattoria sui Pirenei, dove pratica una permacoltura estrema, ultima rivolta anarco-individualista contro un mondo globalizzato dalle schiere poliziesche del buon senso utilitarista. Ines, la sua compagna, è una donna senza età. Potrebbe essere sua figlia o sua sorella. Neri capelli ondulati e luminosi, pettinati a tempesta. Occhi scuri, profondi e penetranti, da strega. Travolgente il corpo flessuoso, scrigno di una sensualità controllata. È una spagnola vivace e dinamica, parla musicalmente, si muove come danzando. Quando ti guarda diritto negli occhi perdi la concentrazione. Il suo sorriso è una grazia che ti sobilla. Ines e Richard ci istruiranno sulla permacoltura, in questo corso di quindici giorni a Torri Superiore. 
Corso intensissimo, otto ore al giorno, senza tregua, con brainstorming ed esercitazioni pratiche negli orti della comunità. Si parla in una lingua franca incredibile, un miscuglio di inglese, spagnolo e italiano, e molte gesticolazioni, diapositive e pacche sulle spalle. Tutti si esprimono come meglio credono. Tutti ci capiamo al volo. Mettono subito in chiaro, i due attardati figli dei fiori, che loro appartengono alla scuola di Bill Mollison. Bene, proprio quello che cercavo. La risposta ai miei dubbi scientifici che avevo trovato nei libri di Fukuoka mi aveva affascinato, ma non convinto del tutto: come potevo tradurla in una funzione di produzione? come formalizzare il fattore Mu? come definire le derivate prime dello stato d’animo, la loro produttività marginale? Troppo lontana dalla nostra mentalità occidentale è la filosofia del "non fare". 
E la risposta me la danno subito, Ines e Richard, senza che io debba neanche porre la domanda, già dalla prima lezione: 

Permacoltura è design. - What? - Progettazione.
 
Bene. Mi piace. Comincio a capire. Mentre Fukuoka si concentra sull’essere, su come rapportarsi alla natura dopo che questa è stata ricostituita e liberata dalle devastazioni dell’agricoltura hi-tech, Mollison si concentra sul fare, sul come liberare la terra, su come ricreare un ambiente autosufficiente e capace di autoriproduzione. 
Permacoltura significa permanent culture. E’ un metodo di conduzione agricola che mira a creare nel podere un ecosistema capace di equilibrio stabile e duraturo, che possa riprodursi senza bisogno dell’intrusione umana. Non che l’uomo non debba intervenire, ma deve farlo sapendo che tutto influenza tutto e quindi deve operare con umiltà, lavorando con la natura, non contro, amandola, non violentandola. Deve rapportarsi alla terra come la parte al tutto, non come il padrone al servo. Le colture devono essere permanenti anche nel senso che devono puntare soprattutto su piante perenni e arboree di molte qualità diverse, mescolate tra loro in modo da aiutarsi nella difesa dai parassiti. 
L’orto si fa nel frutteto. Le piante annuali vengono in parte mandate in fiore in modo che possano riprodursi spontaneamente. Le erbacce vanno tenute sotto controllo, ma solo con la pacciamatura, e solo all’epoca della semina degli ortaggi. 
Quando questi saranno cresciuti, allora non avranno più competizione dalle erbacce, le quali anzi si renderanno utili, non solo perché mantengono umida la terra, ma anche per la loro capacità di disorientare e disperdere i parassiti, e attrarre gli insetti che uccidono quelli più tenaci. Inoltre, col loro ciclo di vita e di morte, servono a formare parte dell’humus che concima naturalmente. 
Va da sé che l’aratro è proibito, così come lo è ogni prodotto chimico. Parte del concime può essere fornito dagli animali, che devono essere usati secondo precisi tipi e quantità definiti in proporzione all’estensione del terreno. 
Tutto viene riciclato, anche le acque scure, che verranno rese riutilizzabili per l’annaffiatura; anche il calore del sole, per scaldare l’acqua e alimentare il forno solare; anche il vento, per produrre elettricità; e anche la merda, con cui si può produrre metano e concime 
La progettazione dunque mira ad aiutare la natura a ritrovare sé stessa. 


Ed è basata su sei principi fondamentali:

  1. pianificare in altitudine, cioè tenere conto delle caratteristiche degli eventuali dislivelli del terreno, in funzione dell’uso delle acque, del riciclo delle risorse, degli accessi alle zone, dei fattori climatici;
  2. rispettare le strutture, tutto in natura essendo regolato da pattern, rispetto ai quali dobbiamo adeguarci, usandoli senza contrastarli;
  3. lavorare con elementi multipli, ovvero attivare molti elementi per svolgere ogni singola funzione (dopo vi spiego meglio di che si tratta);
  4. individuare i settori, che sono coni di superficie del podere definiti da particolari caratteristiche climatiche (provenienza del vento, irradiamento solare etc.);
  5. definire le zone, le quali sono aree concentriche del podere che regolano il raggio dell’azione umana (c’è la zona in cui si vive, intorno alla casa, quella in cui si lavora, quella dedicata al pascolo, quella della silvicoltura e infine, se possibile, quella in cui predomina la natura selvaggia).
  6. massimizzare l’effetto confine, in altri termini, dal momento che le linee di margine tra due zone diverse tendono a produrre caratteristiche proprie che sfruttano il meglio delle zone stesse, bisogna costruire molti margini;

Non sperate che vi spieghi tutto. Bill Mollison ci ha scritto tre libri, per diverse centinaia di pagine. Io miro solo a stuzzicarvi la curiosità. Il quarto principio però mi ha colpito particolarmente, e voglio cercare di spiegarvi, e spiegarmi, perché. 
Lavorare con elementi multipli vuol dire che se vuoi raggiungere uno scopo, non devi usare solo un mezzo, ma diversi. Proprio il contrario di quanto prescrive l’economia ortodossa, che vuole farti massimizzare i profitti minimizzando i costi. Perché questo apparente spreco di risorse? Perché tu non massimizzi niente. Non fai niente. La terra fa tutto, tu devi solo cercare di non ostacolarla, e quando vuoi farla servire ai tuoi scopi devi cercare di aiutarla. E siccome non sai molto, procedi sempre a tentoni. E devi dare molto per ottenere poco. Dice il sessantottino: l’80% delle tue aspirazioni è facile da ottenere, il 20% è molto costoso. Beato lui. Si vede che è americano. Comunque, a quel 20% conviene rinunciare. 
Perché? E qui mi sorprende con una citazione da Pavese: - Perché lavorare stanca. - Il permacoltore non massimizza, si accontenta. - Tutto qua? — No, c’è dell’altro. 

Le regole di condotta
Ci sono tre regole di condotta che costituiscono, per così dire, i fondamenti etici e politici della permacoltura. 
E sono:
a) prendersi cura della terra, 
b) prendersi cura della gente, 
c) condividere le risorse.
La permacoltura è basata su un’etica della responsabilità, verso la natura e verso gli altri. E le tre regole si sostengono a vicenda, l’una implicando l’altra. La gente è sostenuta dalla terra, e non può vivere bene se non se ne prende cura. E la terra è coltivata dalla gente. Non puoi coltivarla bene se la gente è costretta al lavoro salariato, cioè è ridotta a mezzo per raggiungere un fine quale che sia. 
E se gli esseri umani non sono un mezzo, ma un fine, allora devi condividere le risorse. Non più padroni e operai, ma uomini liberi. Non competizione, ma cooperazione. 
La permacoltura è refrattaria al capitalismo. Puoi fare profitti con l’agricoltura biologica (specialmente ora che va molto di moda), con quella sinergica, con quella biodinamica, ma non con quella basata sul principio del "non fare".
Il punto è che tra gli output della produzione rientra il godersi la vita. Lavorare poco, lavorare bene, lavorare con gusto. Dunque non c’è solo un altro fattore produttivo, accanto al capitale, alla terra e al lavoro. C’è anche un secondo output, accanto al prodotto lordo: la qualità della vita. 
E infine scopri che l’input, quel nuovo input, lo stato d’animo, coincide con questo output. Potrebbe sembrare strano che l’agricoltura naturale di Fukuoka venga assimilata alla permacoltura di Mollison. 
Che rapporto ci può mai essere tra la pratica del Mu e quella del design? IlMu porta al "non fare", il design a creare. Cosa ci può essere di più contrastante ? Il primo è il prodotto di una "religione" immanentista che vede nel lavoro dei campi una forma di meditazione predisponente all’abbandono dell’uomo verso un essere che si confonde col nulla. Il secondo sembra piuttosto una manifestazione di quell’orgoglio prometeico che spinge l’azione umana a riprodurre l’atto di creazione divina. Il permacoltore non si contenta di liberare e ricostruire la terra, vuole addirittura ricostruire le relazioni sociali, riformare l’uomo. 
Eppure, se facciamo lo sconto all’ideologia, ci accorgiamo che entrambi i metodi mirano allo stesso scopo: la ricreazione del mondo. 
Sì, è l’ora della ricreazione.

Questo articolo è stato pubblicato su "AAM terra nuova"

May 30

۩۞۩Domani si torna a Funghi con il mio Amore e Carlotta۩۞۩

Manco da questo Forum da un'eternità, tanti sono stati i cambiamenti nella mia vita. Tante delusioni, tante gioie, dolori, cadute e risalite... ma la vita è questa e le certezze sono quelle che ti aiutano ad andare avanti insieme ai sogni. I luoghi, le immagini, i profumi della natura tornano sempre nella mia mente e, ad intervalli regolari, vengono a bussare alla mia porta come Gandalf a Bilbo (Lo Hobbit), per portarmi verso nuove avventure nei boschi! 
Sono di nuovo qui, nel mio mondo, di nuovo con me e con voi!!! 
... a presto
Lòlindir il mezzo elfo.
August 11

Nuovo Doumentario su Cervi e Cerbiatti

  

Amici eccovi il mio nuovo documentario, questa volta i protagonisti sono i Cerbiatti.

August 01

Continuano i Corsi presso la Riserva Naturale Monte Genzana

  

Il Centro Studi per le Reti Ecologiche della Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio organizza tre corsi di formazione rivolti a neolaureati e studenti di discipline attinenti la fauna selvatica e ad appassionati della natura. I corsi di formazione prevedono lezioni frontali in aula, escursioni didattiche e attività di campo.

I corsi si svolgeranno nei seguenti periodi:

- Fauna selvatica e Reti Ecologiche: 10-14 settembre 2008. Data ultima d’iscrizione: 20 agosto.

- Road ecology: principi e applicazioni: 23-26 ottobre 2008. Data ultima d’iscrizione: 30 settembre.

- I GIS applicati alle Reti Ecologiche: 5-7 dicembre 2008. Data ultima d’iscrizione: 10 novembre.

 

Per i partecipanti interessati è prevista la possibilità di usufruire del vitto e dell’alloggio proposto dall’organizzazione. Gli studenti saranno ospitati negli appartamenti del centro storico di Pettorano sul Gizio, uno dei Borghi più Belli d’Italia. I pasti saranno a base di prodotti tipici della tradizione abruzzese e pettoranese.

 

Per maggiori informazioni www.riservagenzana.it/csre/corsi_2008.html

 

Programma provvisorio del primo corso “Fauna selvatica e Reti Ecologiche

Docenti

Antonio Antonucci (Faunista Parco Nazionale della Majella)

Corrado Battisti (Faunista Provincia di Roma)

Marco Carafa (Faunista Parco Nazionale della Majella)

Mauro Fabrizio (Responsabile Centro Studi per le Reti Ecologiche)

Bernardino Romano (Docente Università degli Studi dell’Aquila)

Pierantonio Tetè (Docente Università degli Studi dell’Aquila)

 

Il programma provvisorio prevede 20 ore di lezioni frontali, una escursione notturna nella Riserva Naturale per ascoltare i cervi, un’attività dimostrativa di wolf howling, il censimento del cervo al bramito, una escursione al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e altre attività collaterali.

Il programma è scaricabile da questa pagina:

http://www.riservagenzana.it/csre/corsi_08/programma_provvisorio_corso_fauna%20selvatica_e_reti_ecologiche.pdf

 

 

Un saluto a tutti

Ufficio Riserva Naturale

 

  

June 11

Tante novità per voi amici

  

Eccomi amici sono tornato con tante novità, una delle tante è che sono tornato a trovare i miei amati cervi. Le cerve fotografate in precedenza erano incinte e quidi, dopo aver fatto due calcoli, mi son detto "vediamo un pò..." e infatti le ho trovate con i piccoli. Nell'album ho inserito le foto, vi prego di dare una occhiatina e presto inserirò anche il documentario che ho realizzato.

In più, insieme ai miei compagni d'avventura, abbiamo deciso di seguire per tutto l'anno la vita e l'evoluzione dei piccoli 7 cerbiatti fotografati domenica, un' iniziativa che va avanti anche sul Forum Natura Mediterraneo, per questo inserirò dei link, il primo è quello del forum così potrete seguire anche voi la vita dei piccoli, l'altro link si riferisce alla mia pagina web dedicata alle foto realizzate in natura.

 

Aspetto vostri commenti.

Salutoni a tutti.

LINK n° 1 Forum vita Cerbiattini: http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=51130

LINK n° 2 Pagina Web Fotografia Nauralistica: http://picasaweb.google.it/francescocicchini

 

 

 

  

March 18

Eccovi il video girato durante l'escursione

  

  

  

March 11

Ultime dal Parco Sirente Velino

 

  

  

PARCO VELINO-SIRENTE: SCATTA PIANO PER ABBATTIMENTO CINGHIALI

L'Aquila, 11 mar.- Il Parco regionale Sirente Velino pronto a far entrare in azione i selecontrollori per l'abbattimento dei cinghiali sotto il controllo della Polizia provinciale. Il consiglio di amministrazione dell'area protetta ha approvato il piano di interventi elaborato dall'Ente Parco con la regia del presidente della commissione e vice presidente del Parco, Luigi Fasciani, in collaborazione con la Polizia Provinciale, il Corpo forestale dello Stato e le Asl dell'Aquila e di Avezzano Sulmona per gli aspetti di competenza. Ora il progetto e' stato girato all'Istituto nazionale fauna selvatica ed alla Regione Abruzzo per il via libera finale. "Il piano di abbattimenti selettivi - afferma il presidente del Sirente Velino, Nazzareno Fidanza- punta a ridurre il numero dei cinghiali per diminuire i danni ai contadini e tamponare le emergenze. L'obiettivo principale per limitare i danni, pero', e' quello di utilizzare i recinti elettrificati e i campi di colture a 'perdere' (grano e mais) impiantate vicino alle aree boschive". Nell'operazione, che scattera' non appena l'Istituto approvera' il piano di gestione, saranno utilizzati i selecontrollori della fauna selvatica, per lo piu' cacciatori residenti nel territorio del Parco, che hanno superato gli esami di teoria e pratica del primo corso di formazione promosso dal Sirente Velino, in collaborazione con l'assessorato all'ambiente della provincia dell'Aquila.

 

 

  

  

March 07

Premio D eci e lode

Un Grazie speciale al mio amico Orso Bruno per il riconoscimento, per la nomination e per il premio D eci e lode:
il piccolo popolo ci insegna come apprezzare i doni che ogni giorno la natura ci offre: funghi, fiori, passeggiate in montagna, un mondo magico che deve solo essere scoperto, benvenuti nel cerchio delle fate

Che cos'è?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;


3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.


Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.
February 11

Un appello a voi tutti!! AIUTO!

 

  

  

Vogliono distruggere l'Abruzzo aiutateci vi prego!!

Ho realizzato questi due video, date una occhiata!

Aiuto!

 

 

  

  

  

  

February 08

Tisane...

 

  

  

Un buon infuso la sera, prima di andare a dormire è il più bel regalo che vi potete fare... dolce, amaro, al sapore di frutta o di erbe.

E se volete incontrare fate o folletti un buon decotto, una tisana o un infuso vi aiuteranno!

Ma che differenza c'è tra un infuso, un decotto e una tisana?

O meglio come si preparano?

La scelta del metodo di preparazione dipende prima di tutto dal principio attivo che si vuole ricavare dalle erbe. Gli oli essenziali sono molto volatili ed evaporerebbero se sottoposti ad ebollizione. Pertanto le erbe aromatiche vanno generalmente preparate in infuso, come il té, lasciandole riposare in acqua bollente per un tempo che può variare da cinque minuti a mezz'ora. E' il caso di menta, melissa, verbena, sambuco, artemisia, timo, assenzio, eccetera. Sembra superfluo aggiungere che nel caso di suffumigi, in cui la parte che deve essere utilizzata è appunto l'evaporazione, le erbe andranno bollite. 

Se i principi attivi che interessano sono invece mucillagini, tannini, oli amari o altri elementi meno volatili, si possono ricavare meglio facendo bollire le erbe insieme all'acqua, in genere per un periodo tanto più lungo quanto più queste sono legnose (cortecce, radici, semi duri e foglie non aromatiche come la malva). Una ulteriore ottimizzazione in questi casi si può ottenere lasciando macerare le erbe nell'acqua fredda, da 2-3 a 12 ore,  prima della bollitura, affinché si inteneriscano e cedano più facilmente i propri principi.  

Questo vale come norma generale. Ci sono poi casi specifici. Il boldo per esempio contiene sia olii essenziali sia tannini e principi amari: conviene quindi farlo bollire per qualche istante, finché la foglia non s'impregna d'acqua, e poi lasciarlo in infusione piuttosto a lungo.  Delle foglie di senna, un potente lassativo, si possono dosare l'efficacia e l'effetto irritante sull'intestino passando dall' infuso alla decozione, buttando le erbe a caldo o a freddo, prolungando  più o meno l'ebollizione (mai oltre i cinque minuti comunque). 

 La tisana è qualsiasi preparato che sfrutta l'effetto solvente dell'acqua, i procedimenti per la sua preparazione sono principalmente tre: il decotto, l'infuso e il macerato.
A seconda del tipo e della parte della pianta che si utilizza va scelto il procedimento più adatto:

Decotto: la pianta va posta in acqua fredda, portata ad ebollizione e lasciata bollire dai 5 ai 20 minuti. Va assunto subito per evitare che i principi attivi si disperdano a causa del vapore.

Infuso: si versa acqua calda sulle piante poste in un recipiente di vetro o terracotta, si fanno riposare per 5, 10 minuti, si mescola e si filtra. Si usa più che altro per erbe ricche di principi attivi che si volatilizzano velocemente al contatto con liquidi o calore. Anche l'infuso va assunto subito per evitare la dispersione dei principi attivi.

Macerato: è un procedimento decisamente più lungo dei precedenti. Le erbe vanno poste a riposare in acqua fredda (oppure olio, vino, alcol, sempre a freddo) per un periodo che va da un giorno a più settimane, a seconda del tipo di erba che si utilizza e del tipo di liquido in cui sono messe.

  

  

 

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